LA TONNARA
Per decine di anni, ai primi giorni di marzo, iniziava una febbrile attività: i grandi barconi di quercia, lunghi quasi venti metri, venivano tirati fuori dai magazzini per «impeciarne» le chiglie e poter così riaffrontare il mare dopo tanti mesi di riposo. Il «Rais» sceglieva gli uomini dividendoli in squadre, si controllavano e riparavano le pesanti reti, si caricavano all'isola le grandi ancore posizionandole al fondo per formare i corridoi obbligati che avrebbero condotto i tonni nella «camera della morte». Lì, nel ribollire del mare, fra le grida e gli spruzzi di acqua insanguinata si sarebbe ripetuto il rito crudele che ogni anno dava lavoro alle genti di tutta la zona. Poi si tornava a riva a scaricare le enormi prede all'imbarcadero della tonnara dove tutto era pronto: con dei carrelli si trasportavano i tonni nella grande sala dove venivano appesi per la coda ed immediatamente sventrati e puliti. Dopo la macellazione si avviavano ai forni per la bollitura: l'odore si sentiva per miglia. Infine la conservazione con l'olio d'oliva genuino prodotto nell'entroterra. A poco a poco , il numero dei tonni catturati cominciò a diminuire costantemente, fino a quando «armare» la mattanza divenne antieconomico decretando così la fine di un mondo ricco di tradizione. |